Sono fatto così: 3 aggettivi.

“Descriviti con 3 aggettivi.”

Non ricordo la prima volta che mi hanno fatto questa domanda, ricordo però che mi mise in difficoltà. Quindi per trovare una via più semplice chiesi: “In che senso 3 aggettivi”?

“Usa 3  parole per descriverti”.

Prima di andare avanti con questo breve articolo vi consiglio di sforzarvi a tirare fuori dal vostro cilindro 3 semplici parole che vi descrivono.

Fatto?

Ad alcuni di noi è stato insegnato a non lodarsi, che la modestia è un pregio e che “chi si loda si sbroda”. Insomma sembra che non ci sia una via di mezzo tra fare il fare lo smargiasso–il fighetto–ed essere umile.

Forse è per questo motivo che molte persone tendono a descriversi (anche se con molta fatica) con aggettivi dall’apparenza negativa. Poi eventualmente, aggiungono un aggettivo positivo camuffato appositamente da negativo.

Un esempio: “Ho un brutto carattere: sono schietta e dico alle persone quello che penso. So che può non piacere, ma sono fatta così!”.

Mai sentito qualcosa di simile? Troppo: onesto, buono, diretto e così via?

Due anni fa alla prima lezione di un corso quadrimestrale di informatica ho chiesto ai partecipanti  di aprire un foglio del blocco note e descriversi con una parola. Alla fine del corso ho confrontato la descrizione del primo giorno con la performance personale dei corsisti.

Nell’elenco c’erano parole come “imbranata”, “esplosiva”, “dura di comprendonio”, “stanco”, “figo”.

Il risultato? Le persone sono state coerenti con la parola scritta il primo giorno.

Perché? Perché le persone si conoscono bene, oppure perché hanno il bisogno di essere coerenti con quello che dicono?

Fate caso a voi stessi: vi è mai capitato di dire agli atri che siete stanchi, o addirittura distrutti? Per quale motivo avete fornito ad altre persone questa informazione su di voi?

Io lo facevo per avere una giustificazione nel caso la performance o il mio smalto non fosse brillante quanto pensavo gli atri si aspettassero da me. Dicendo che ero stanco mettevo le mani avanti ipotizzando di non deludere le aspettative degli altri.

Il pericolo è che grazie al nostro bisogno di coerenza tendiamo ad essere quello che diciamo di essere, altrimenti non ci sentiamo allineati e proviamo un senso di frustrazione e fastidio. Provatelo su di voi. Fate finta per un attimo di essere dello schieramento politico opposto di quello a cui siete allineati, supportate questa ipotesi e fate caso a come vi sentite.

Qualcuno di voi potrebbe dire: ma se io sono fatta così, non posso essere diversa e descrivermi in maniera come non sono sarebbe falso. Se sono imbranata, sono imbranata.

E’ vero. Se sei imbranata, sei imbranata e aggiungo ancora 3 punti:

  1. perché dirlo al mondo?
  2. perché non dire al mondo quello che ci piace di noi? Simpatica, coraggiosa, eccetera?
  3. quante cose di noi nella nostra vita sono cambiate–e stanno cambiano–senza che ce ne rendessimo conto? Perché allora semplicemente provare a cambiare coscientemente?

Concludo con un invito: siamo generosi nel descriverci, e siamo quello che desideriamo essere. Il primo passo è dirlo.

Bepi: curioso, sincero e creativo.

 

 

 

 

 

Che cosa significa essere “troppo buoni”?

Per molte persone essere “troppo” buoni significa darsi da fare per gli atri e prenderla in quel posto.

Per me significa semplicemente non essere in grado di dire di no.

Se una persona è buona fa del bene senza aspettarsi nulla in cambio e prova piacere nel farlo. Quindi più bene fa, meglio sta lei e meglio (forse) stanno le persone che le stanno vicine e che beneficiano dei quanto fa per loro. La persona buona è quindi motivata dal piacere che prova nel fare l’azione stessa, o nel fare del bene agli altri.

IN REALTA’ , E MOLTO SEMPLICEMENTE…

Chi si ritiene TROPPO buono/a non è capace di dire di no quando lo vorrebbe.

Sotto c’è qualche paura: la paura di non essere accettati, di non essere approvati dall’altro, di perdere qualche opportunità, di vedere semplicemente una smorfia nel viso dell’alta persona.

Quindi basta prendere questa consapevolezza e poi semplicemente dire no.

Test 1: Tempo previsto 5 minuti

Immagina l’ultima volta che hai detto sì ma che in cuor tuo avresti voluto dire NO.

Chiediti: che cosa sarebbe successo nel BREVE PERIODO se avessi detto NO?

Chiediti ancora: che cosa sarebbe successo nel LUNGO PERIODO se avessi detto NO?

Test 2: Tempo previsto 1 minuto

Prenditi un attimo per te in luogo. Potrebbe essere in camera tua o anche in macchina.

Prendi coscienza di come ti stai sentendo in quel preciso momento.

Ora immagina di trovarti di fronte ad una situazione in cui vorresti dire di NO.

Immagina di essere di fronte alla persona a cui vorresti dire di NO.

Ora semplicemente, immaginando di essere davanti alla situazione persona in cui vorresti dire di no dì per 10 volte di fila e ad alta voce: NO.

Alla fine verifica: COME MI SENTO ADESSO?

Un trucco per dire “no”? Semplice: metti prima la lettera N e poi la lettera O

Sì, ma però! per non ascoltare

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Oggi è una bella giornata, ma mi fa male l’alluce.
Oggi è una bella giornata e mi fa male l’alluce.

Che differenza c’è fra queste due frasi?
Si provano sensazioni diverse a leggerle?

Per la maggior parte delle persone la prima mette in evidenza il fatto che duole un dito nel piede e quindi il fatto che sia una bella giornata passa in secondo piano.

La seconda invece si limita ad elencare due considerazioni: la bella giornata e il dito del piede che da male.

Sapere come ci fa stare il modo in cui comunichiamo potrebbe essere usato per farci stare un po’ meglio, almeno come sensazioni. Oppure al contrario, se una persona desidera fare la vittima lo può utilizzare come strategia per stare peggio e mostrarlo agli altri.

Poi: ASCOLTARE
Vi è mai capitato che mentre parlavate con qualcuno non vi sentivate ascoltati? Come vi faceva sentire questo?
E’ molto probabile che vi desse fastidio, dato che se una persona anziché parlare con me parla a me senza prendere in considerazione quello che sto dicendo, mi chiedo che cosa serva relazionarmi.
Tanto vale leggere un libro o ascoltare una canzone.

Ci sono diversi diversi tipi di non ascolto in un dialogo ed uno in particolare lo si riconosce dall’utilizzo del MA e del PERO’ (sinonimi compresi!) nel momento in cui l’altra persona prende la parola.

Test uno
Tempo: qualche secondo
E.G.
Filippa: Fumare ti fa male alla salute!
Odoacre: Sì ma tre sigarette al giorno mi rilassano.

A prescindere dal contenuto e di chi abbia ragione o meno, è stato cambiato qualcosa dopo questa conversazione? Non si tratta di voler aver ragionema semplicemente di trarre qualcosa da una conversazione

Test due
Tempo: una settimana senza grosso impegno

Ascoltate e notate per una settimana tutti i dialoghi che vi capitano per le orecchie, in particolare quelli che fate voi stessi con gli altri.
Per quanto riguarda quelli degli altri, semplicemente prendete atto di quante volte vengono usate queste congiunzioni, mentre per quanto riguarda voi, testate la sostituzione del MA(o però, tuttavia) con un E per vedere che effetti fa su voi e sugli altri.

Gli dei hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per poter ascoltare il doppio e parlare la metà.
Talete

Quel sassolino nella scarpa…

Può succedere che ogni tanto si senta qualche sassolino nella scarpa e cioè un fastidio che appare: crescente, permanente e continuo nei confronti di qualcuno.

Togliersi i sassolini significa dire a quel qualcuno cosa si pensa di lui o di lei apertamente, magari in tono polemico.
Antonio da anni ritiene che il suo capo sia uno “sciocco” perché non lo tratta giustamente, lo sovraccarica di lavoro e in più non gli riconosce i meriti. Inoltre il suo capo parla sempre male di tutti.
Antonio per questo motivo si sta caricando di rabbia e rancore nei confronti del suo “sciocco” superiore.

Question #1: che cos’è che ci fa STAR BENE?
Nel caso di Antonio potrebbe essere aggredire verbalmente (e magari anche fisicamente!) il proprio capo, dandogli dello “sciocco”, dicendogli che non è capace di gestire il personale, eccetera.
E a che scopo?
[] a) migliorare la situazione
[] b) ferire l’altra persona come noi riteniamo lei abbia ferito noi
Qual é il vero motivo fra a) e b) ?
Può succedere che la nostra parte reattiva ed emozionale ci spinga a trarre soddisfazione immediata nell’aggredire chi riteniamo essere la causa del nostro malessere. Ma che cosa cambia dopo? Ci sentiamo veramente meglio? Il “nemico”/ “problema” è stato veramente eliminato?
Better question #1: che cosa ci fa STAR BENE nel modo più UTILE?
Dato che è molto probabile che i sassolini nella scarpa si formino un poco alla volta e non in un giorno solo è possibile PIANIFICARE come toglierseli.

TEST: tempo previsto da 1:00 a 5:00 minuti
STRUMENTI: foglio di carta e penna
Immaginate di avere di fronte a voi la persona con cui volete togliervi il sassolino dalla scarpa.
Pensate per qualche secondo a quello che di li lei vi fa arrabbiare.
Fatto?
Ora scrivete all’inizio del foglio un valore da 0 a 10 del fastidio che sentite. Ad esempio se vi sta proprio lì, mettete un 8.
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Ora, immaginando di rivolgervi direttamente a quella persona, DESCRIVETE sul foglio:
  • Le azioni specifiche a cui reagite con fastidio
  • Come voi vi sentite a seguito delle azioni appena descritte.
Ad esempio ANTONIO potrebbe immaginarsi di comunicare al suo capo:
“Hai alzato il tono della tua voce quando ti sei rivolto a me prima.”
“Questo mi ha spaventato e bloccato. In più mi sono sentito poco rispettato”
“Hai parlato male alle spalle di Milena, Vincenzo e Carla dando loro dell’incapace”
“Questo, oltre a non ritenerlo corretto, mi fa pensare che tu faccia lo stesso con me”
ATTENZIONE: il test consiste nel NON GIUDICARE la persona di fronte, MA nel descrivere le azioni specifiche che ha compiuto e di seguito dire cosa noi proviamo.
Ora finito questo esercizio, senza pensarci su scrivete subito come vi sentite ora da 0 a 10.
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

SUPER TEST SUPER TEST: tempo variabile
Portate il primo test dall’immaginazione alla realtà e vedete che cosa succede.

Le nostre parole e il nostro stato d’animo

Visto che possiamo scegliere le nostre parole e il nostro tono, facciamolo in maniera utile.
Crescendo e interagendo con altre persone ho sviluppato un regolamento interno inconsapevole che produce il seguente risultato:
distinguo un modo di parlare “buono” da uno “meno buono” in funzione da come mi sento dopo che una persona si è rivolta (o potrebbe rivolgersi) a me.
Poi c’é il modo “appropriato” che si riferisce al modo più efficace di comunicare in un determinato contesto. Questa però é un’altra faccenda.
Insomma: il modo che una persona utilizza per comunicare con me influenza il mio stato d’animo.
E il mio modo di parlare quindi influenza lo stato d’animo degli atri e il mio quando lo uso:
  • nel descrivere un evento o una persona
  • nell’emettere un giudizio
  • nel mio dilago interno
Essere consapevole di questo mi pone di fronte alla possibilità di scegliere come comunicare ponendomi le seguenti domande:
<<Qual é il modo più utile per rivolgersi agli altri e a me stesso?>>
<<Con quale stato d’animo voglio rimanere alla fine di un dialogo?>>
Test : tempo previsto 1:15 minuti
Dialogo interno
Immaginate di trovarvi alla guida del vostro veicolo e strisciare la fiancata contro un palo mentre parlavate al cellulare tra orecchio e spalla con una persona che vi ha chiamato 30 secondi prima del fattaccio.
Che cosa vi direste? Che tono utilizzereste?
Vi insultereste? Oppure dentro di voi imprechereste contro la persona che vi ha chiamato nel momento meno opportuno?
Ora, dopo questa simulazione, mentalmente descrivete come vi sentite.
Fatto? Bene.
Adesso invece, ad incidente avvenuto, fate finta di rivolgevi alla persona a cui volete più bene in assoluto e supponete che abbia commesso il vostro stesso errore.
Cosa le direste? Che tono utilizzereste?
La tranquillizzereste? Le direste qualcosa del genere “Ok: hai fatto una cavolata, e adesso sai che devi essere più concentrata mentre guidi. (sorridendo) Vedrai che non succederà più”?
Come vi sentite invece adesso?
Nella nostra via quotidiana parliamo continuamente, sia con gli altri che con noi stessi nel dialogo interno e sta a noi scegliere come influenzare il nostro stato d’animo con le nostre modo di parlare.