Archive for febbraio 2012

Quel sassolino nella scarpa…

Può succedere che ogni tanto si senta qualche sassolino nella scarpa e cioè un fastidio che appare: crescente, permanente e continuo nei confronti di qualcuno.

Togliersi i sassolini significa dire a quel qualcuno cosa si pensa di lui o di lei apertamente, magari in tono polemico.
Antonio da anni ritiene che il suo capo sia uno “sciocco” perché non lo tratta giustamente, lo sovraccarica di lavoro e in più non gli riconosce i meriti. Inoltre il suo capo parla sempre male di tutti.
Antonio per questo motivo si sta caricando di rabbia e rancore nei confronti del suo “sciocco” superiore.

Question #1: che cos’è che ci fa STAR BENE?
Nel caso di Antonio potrebbe essere aggredire verbalmente (e magari anche fisicamente!) il proprio capo, dandogli dello “sciocco”, dicendogli che non è capace di gestire il personale, eccetera.
E a che scopo?
[] a) migliorare la situazione
[] b) ferire l’altra persona come noi riteniamo lei abbia ferito noi
Qual é il vero motivo fra a) e b) ?
Può succedere che la nostra parte reattiva ed emozionale ci spinga a trarre soddisfazione immediata nell’aggredire chi riteniamo essere la causa del nostro malessere. Ma che cosa cambia dopo? Ci sentiamo veramente meglio? Il “nemico”/ “problema” è stato veramente eliminato?
Better question #1: che cosa ci fa STAR BENE nel modo più UTILE?
Dato che è molto probabile che i sassolini nella scarpa si formino un poco alla volta e non in un giorno solo è possibile PIANIFICARE come toglierseli.

TEST: tempo previsto da 1:00 a 5:00 minuti
STRUMENTI: foglio di carta e penna
Immaginate di avere di fronte a voi la persona con cui volete togliervi il sassolino dalla scarpa.
Pensate per qualche secondo a quello che di li lei vi fa arrabbiare.
Fatto?
Ora scrivete all’inizio del foglio un valore da 0 a 10 del fastidio che sentite. Ad esempio se vi sta proprio lì, mettete un 8.
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Ora, immaginando di rivolgervi direttamente a quella persona, DESCRIVETE sul foglio:
  • Le azioni specifiche a cui reagite con fastidio
  • Come voi vi sentite a seguito delle azioni appena descritte.
Ad esempio ANTONIO potrebbe immaginarsi di comunicare al suo capo:
“Hai alzato il tono della tua voce quando ti sei rivolto a me prima.”
“Questo mi ha spaventato e bloccato. In più mi sono sentito poco rispettato”
“Hai parlato male alle spalle di Milena, Vincenzo e Carla dando loro dell’incapace”
“Questo, oltre a non ritenerlo corretto, mi fa pensare che tu faccia lo stesso con me”
ATTENZIONE: il test consiste nel NON GIUDICARE la persona di fronte, MA nel descrivere le azioni specifiche che ha compiuto e di seguito dire cosa noi proviamo.
Ora finito questo esercizio, senza pensarci su scrivete subito come vi sentite ora da 0 a 10.
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

SUPER TEST SUPER TEST: tempo variabile
Portate il primo test dall’immaginazione alla realtà e vedete che cosa succede.

Le nostre parole e il nostro stato d’animo

Visto che possiamo scegliere le nostre parole e il nostro tono, facciamolo in maniera utile.
Crescendo e interagendo con altre persone ho sviluppato un regolamento interno inconsapevole che produce il seguente risultato:
distinguo un modo di parlare “buono” da uno “meno buono” in funzione da come mi sento dopo che una persona si è rivolta (o potrebbe rivolgersi) a me.
Poi c’é il modo “appropriato” che si riferisce al modo più efficace di comunicare in un determinato contesto. Questa però é un’altra faccenda.
Insomma: il modo che una persona utilizza per comunicare con me influenza il mio stato d’animo.
E il mio modo di parlare quindi influenza lo stato d’animo degli atri e il mio quando lo uso:
  • nel descrivere un evento o una persona
  • nell’emettere un giudizio
  • nel mio dilago interno
Essere consapevole di questo mi pone di fronte alla possibilità di scegliere come comunicare ponendomi le seguenti domande:
<<Qual é il modo più utile per rivolgersi agli altri e a me stesso?>>
<<Con quale stato d’animo voglio rimanere alla fine di un dialogo?>>
Test : tempo previsto 1:15 minuti
Dialogo interno
Immaginate di trovarvi alla guida del vostro veicolo e strisciare la fiancata contro un palo mentre parlavate al cellulare tra orecchio e spalla con una persona che vi ha chiamato 30 secondi prima del fattaccio.
Che cosa vi direste? Che tono utilizzereste?
Vi insultereste? Oppure dentro di voi imprechereste contro la persona che vi ha chiamato nel momento meno opportuno?
Ora, dopo questa simulazione, mentalmente descrivete come vi sentite.
Fatto? Bene.
Adesso invece, ad incidente avvenuto, fate finta di rivolgevi alla persona a cui volete più bene in assoluto e supponete che abbia commesso il vostro stesso errore.
Cosa le direste? Che tono utilizzereste?
La tranquillizzereste? Le direste qualcosa del genere “Ok: hai fatto una cavolata, e adesso sai che devi essere più concentrata mentre guidi. (sorridendo) Vedrai che non succederà più”?
Come vi sentite invece adesso?
Nella nostra via quotidiana parliamo continuamente, sia con gli altri che con noi stessi nel dialogo interno e sta a noi scegliere come influenzare il nostro stato d’animo con le nostre modo di parlare.